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Centri estivi: un’opportunità di rilancio per i circoli tennis. Ma con quali regole?

Tra i provvedimenti contenuti all’interno del Decreto Rilancio a sostegno delle famiglie troviamo 150 milioni di euro destinati ai comuni per la riapertura dei centri estivi, centri ricreativi e centri didattici. Per i circoli tennis quella dei centri estivi è un’attività molto importante anche in periodi di normalità, e dopo l’emergenza legata al Covid-19 diventa un’opportunità da cogliere al volo per i suoi risvolti sociali ed economici.
Quasi tutte le associazioni sportive organizzano ogni anno dei centri estivi: è un’occasione per i bambini di scoprire il mondo del tennis (dunque anche una forma di promozione in vista della futura scuola SAT che parte a settembre), ma hanno anche una forte valenza sociale. Le associazioni permettono ai genitori che lavorano di lasciare i propri figli in un ambiente sano, di far conoscere loro le dinamiche di gruppo e di far scoprire varie discipline sportive. Per i circoli tennis, inutile negarlo, i centri sportivi sono pure un’occasione di business: alcuni circoli riescono a formare gruppi di decine, se non di centinaia, di ragazzi, danno lavoro a maestri e agli accompagnatori, fanno lavorare le strutture ricettive all’interno dei circolo (bar, ristorante…).
Il problema emerso durante questa emergenza sanitaria deriva dal fatto che i centri estivi sono una delle attività che peggio si addice alle nuove regole di distanziamento sociale e al divieto di assembramento. Essi prevedono quasi sempre attività in gruppi numerosi, e l’interazione sociale e fisica tra i ragazzi è alla base della natura stessa dei centri estivi. Inoltre i bambini, soprattutto se molto piccoli, fanno fatica a comprendere il significato di distanziamento sociale: per un educatore è difficilissimo garantire il rispetto di questa regola di fronte a dei bambini vivaci che giocano e si divertono. Il Governo giustamente ha previsto nel Decreto Rilancio fondi per salvare e promuovere i campi solari, ma in che modo dovranno essere organizzati?

Nei giorni scorsi sono state pubblicate dal Governo le linee guida da seguire per lo svolgimento dei centri estivi nei prossimi mesi. Ecco le principali indicazioni finalizzate per diminuire i rischi di contagio:
I bambini dovranno essere divisi in gruppi di fasce d’età omogenee
Divisione dei ragazzi in piccoli gruppi
I bambini dovranno essere suddivisi in piccoli gruppi con un rapporto numerico operatore/bambini di questo tipo: per gruppi da 3 a 5 anni un adulto ogni cinque bambini, per gruppi da 6 a 11 anni un adulto ogni sette bambini e per gruppi da 12 a 17 anni un adulto ogni 10 ragazzi.
Sono indicate attività prevalentemente all’aperto
– Tutto il personale, professionale e volontario, deve essere formato sui temi della prevenzione di COVID-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e delle misure di igiene e sanificazione.
– Arrivi e partenze scaglionate dei vari gruppi, per evitare assembramenti.

Con un può di buon senso si può ipotizzare lo svolgimento dei centri estivi, ma questi rischiano di perdere fortemente lo spirito aggregativo per cui sono nati e di essere diversi dagli anni scorsi. E poi rimangono diverse questioni in sospeso: nonostante le precauzioni, le famiglie saranno disposte a mandare i propri figli ai centri estivi? Riusciranno gli educatori (spesso molto giovani e volontari) a garantire il distanziamento sociale dei bambini? Ci sono abbastanza risorse per permettere alle associazioni di ingaggiare un ampio numero di educatori allo scopo di gestire tanti piccoli gruppi? Infine (eventualità che ci auguriamo non accada mai) se dovesse emergere un caso di positività di Covid-19 all’interno di un gruppo di un centro estivo, su chi ricadrà la responsabilità?

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